A. Mariani
2026.1.1Oltreoceano
Abstract
Benché quella che Ezra Pound definì phanopoeia costituisca un ingrediente essenziale nella produzione di Elizabeth Bishop (si veda l’uso frequente di sinestesia, ecfrasi, allitterazione), solo alcuni studiosi hanno esaminato a fondo l’intersezione/interazione fra la dimensione verbale e quella visiva nell’organizzazione delle sue strategie creative. Il presente saggio si propone di interpretare tre prodotti poco noti dell’immaginazione della poetessa, secondo un metodo che dia conto dei suoi magistrali esperimenti intersemiotici. Una breve sezione introduttiva prende le mosse dai testi poetici di Bishop, li contestualizza e approfondisce le forme e le strategie dei rapporti con la sua immaginazione “figurativa”, nonché il ricorrente interesse dell’autrice per l’arte e la tecnica fotografica. La sezione successiva affronta quelli che definisce “iconotexts espliciti”, analizzando i prodotti dell’arte visiva di Bishop, nei loro rapporti con i sottotesti poetici. Una terza sezione affronta il problema dell’interazione tra parola e immagine quando quest’ultima è inserita come illustrazione, commento, supplemento della prima. Nel reportage Brazil (1962), che può ben dirsi un testo “collaborativo”, prodotto da più autori operanti in campi semiotici distinti, il testo di Bishop stabilisce un dialogo col ricchissimo apparato fotografico. Nell’agile volume Exchanging Hats (catalogo di una retrospettiva postuma di acquerelli di Bishop, tenutasi a Key West nel 1993), pubblicato a cura di William Benton, i quadri costituiscono una sorta di controcanto implicito rispetto alle poesie, la cui efficacia visiva da virtuale si traduce in realtà sulla tela. Nel postumo E. A. Poe and the Juke-box (A. Quinn Ed., 2006), la contemporanea presenza di appunti, schizzi, schemi, pagine dattiloscritte e autografe, assieme a riproduzioni dalle pagine dei diari di Bishop, permette agli studiosi di sentirsi immersi nel processo creativo della poetessa in azione.
Citation format
MARIANI, A. Parole e immagini migranti. gli “iconotexts” e “phototexts” di elizabeth bishop. Oltreoceano, 2026, 24: 23–32.